Fuga a Edimburgo

Parte I – Cornamuse e profanatori di tombe

«Ogni viaggiatore conosce questo guaio: questo misto di sfinimento e di apprensione. È il momento in cui fissi attonito quadranti di orologi e tabelle di orari, analizzi il marmo varicoso sotto i tuoi piedi, inali ammoniaca e quel torbido odore che si sprigiona dalla ghisa delle locomotive nelle gelide notti d’inverno»

(Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili)

11 novembre 2015
Ore 5.00 del mattino

Stazione di King’s Cross, Londra

L’altro ieri ho preso un aereo per Londra per venire a rompere con il mio ex. Ogni scusa è comunque buona per prendere un aereo.

Londra certe volte è una città detestabile. Clima orribile, esistenze fredde e distanti, masse umane sbattute in pasto alla frenesia e al caos, ed è inutile parlare del costo della vita. Però poi ti trovi a dover perdere qualche oretta tra King’s Cross ed Euston Square, prima che parta il tuo pullman. Entri nella British Library e trovi mostre ed esposizioni gratuite per tutti i gusti come quella sul punk e sugli intrattenimenti in epoca Vittoriana, o la collezione permanente di libri, illustrazioni e manoscritti da ogni epoca e parte del mondo. WiFi gratuito, postazioni studio e servizi di ogni tipo, fin sopra i capelli. E per un attimo tiri in sospiro di sollievo.

Poi decidi di andare in Drummond Street (a due passi da Euston) a caccia di cibo indiano e trovi il Raavi Shankar. Con 6.95 pound ti tuffi nel buffet che offre ogni delizia indiana vegetariana (è incredibile quante possibilità offra Londra per un vegetariano), acqua gratis e, ovviamente, ottimo sottofondo musicale. E le quotazioni della città ti risalgono alle stelle. Un po’ come la sterlina.

Londra è la città ideale per rompere un fidanzamento.

Ho trascorso cinque ore in un fast food tra King’s Cross e Clerkenwell a fare il riassunto di due anni di storia mandati alle ortiche tra un gustoso beef burger e un tè freddo. Poi, dopo poche ore di non-sonno in un alloggio studentesco (lo stesso del mio ex per puro divertimento del fato) ho rifatto i bagagli ed in un moto di pazzia ho prenotato un treno per Edimburgo.

Quindi eccomi qui, nel gelo mattutino delle stazioni londinesi, il cielo che sembra ancora più uggioso del solito, per quanto possibile. Unico calore rimastomi quello del Chai Latte che tengo in mano – se non vai in giro con una bibita in un thermos o un bicchiere di carta a Londra non sei nessuno – ad attendere l’unica cosa che possa rimarginare in fretta l’ennesima ferita dell’anima: una partenza.

Ore 5.50

Nell’attesa che esca il binario del treno per Edimburgo, vado all’unico posto aperto della stazione, un Pret a Manger, per prendere l’ennesimo Chai Latte mattutino. Mentre attendo davanti al bancone, sento i baristi scherzare tra di loro in italiano. In un primo momento faccio finta di nulla. Poi lei, la barista, una ragazza napoletana molto vivace, se ne esce raccontando all’altro barista una barzelletta natalizia: “Ti racconto una breve storia triste: Natale, Capodanno, Epifania”. Lì che scoppio a ridere pure io.

“Italiana?”.

“Si”.

“Si sentiva dall’accento. Vacanza?”

“Si, qualche giorno a Edimburgo, pausa università”.

“Dai prendi qualcosa da mangiare, offro io”.

Indecisa e un po’ imbarazzata, indico la prima cosa che mi capita a tiro, un cornetto con le mandorle.

“Buono quello, secondo me è il migliore”.

Ringrazio sentitamente mentre mi augura buon viaggio. Mi dirigo quindi al binario 5 (finalmente uscito sul tabellone) sul sottofondo di un signore in impermeabile e ventiquattr’ore che fischietta la melodia di M, il mostro di Düsseldorf (Fritz Lang, 1931).

Edimburgo

Dopo abbastanza ore a rimirare romanticamente le brulle campagne dello Yorkshire – specchio della mia desolazione – dal finestrino del treno della linea Virgin, metto piede ad Edimburgo. È una città che sogno di visitare da quando sono piccola, non mi pare vero.

È bastato mettere piede su un mezzo di trasporto, attraversare il solito tunnel spazio-temporale colmo di aspettative e atterrare su diverse coordinate geografiche per dimenticare tutto quello che mi lascio alle spalle, rottura compresa. Come non fossi mai stata fidanzata. È proprio vero, non c’è migliore terapia del viaggio.

Tempo di pochi minuti di camminata verso il centro cittadino trascinandomi il trolley nell’aria dura, compatta e acuminata, buttando un occhio e un orecchio qua e là con lo stupore e la curiosità tipici del viaggiatore alle prime armi, e annoto le prime impressioni sul taccuino:

Morirò di freddo
Andrò in overdose di cornamuse
C’è alcol per tutti
In 24 ore comincerò a vedere tartan ovunque in trance autoindotta
Mamma che bella la Scozia

Edimburgo
Cornamuse sul corso
Panoramica
Ruote panoramiche e dove trovarle

Ore dopo

Dopo quasi una giornata ad Edimburgo traggo le seguenti conclusioni:

✔ L’ho già vista tutta, posso tornare a Londra.

✔ Ho smaltito dieci chili a forza di fare su e giù per le colline. Quella del castello mi viene il fiatone solo a nominarla. Ne ho ripresi dodici a forza di mangiare cose a base di patate, burro e carne di qualsiasi animale grasso si possa allevare.

✔ Tour dell’orrore. Tour dell’orrore ovunque.

✔ Delle dozzine di negozi di ‘vero cashmere’ e ‘vera lana scozzese’, l’1% sarà gestito da scozzesi. Il resto da spagnoli, italiani e cinesi.

✔ A giudicare dalla luce solare la giornata si divide più o meno così: dall’alba alle 15.00 sono le sei di sera, poi fa buio.

✔ Però, mamma che bella la Scozia.

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L’incanto dei cimiteri
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Prima sera a Edimburgo

Scopro i Red Hot Chili Pipers con una agghiacciante cover di ‘Hey Jude’ versione ensemble di cornamuse. Lo scot-kitsch mi tira definitivamente su il morale. Poi, dopo l’ennesima cena a base di salsicce, patate, burro e carboidrati intrisi nel grasso animale, decido di smaltire prenotando uno dei tour dell’orrore, non è che abbia molte altre alternative, pare.

Concludo quindi la mia prima serata udendo storie di profanatori di tombe e fantasmi mutilati tra catacombe e lugubri cimiteri. Torno al mio alloggio tra le stradine che sembrano la ricostruzione vivente di una tragedia shakespeariana, i miei passi che risuonano sulle lastre di pietra illuminate dalla luce giallognola, il freddo, il buio, il silenzio, la totale solitudine. Ti aspetteresti che ci sia un assassino dietro ogni arco e in ogni anfratto dei vicoli angusti. Forse c’è davvero, ma mi sto godendo troppo questa atmosfera per dare peso alla cosa.

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